..Un colpo al cuore..
La risonanza del trauma
di C.A. Lupi e S. Minervini
Espressioni come “mi vengono i brividi al solo pensiero” o “…mi ha tolto il fiato”, si riferiscono al fatto che esistono eventi o situazioni, dette traumatiche, che possono lasciare un segno, anche a livello fisico. La parola trauma, in effetti, proviene dal greco traũma e significa proprio ferita dalla radice trō- “forare”: una trafittura, una ferita con perforazione, che lascia il segno, appunto, la conseguenza visibile di azioni traumatiche.
Quando si parla di trauma ci si riferisce agli effetti sulla mente e sul comportamento prodotti da un evento fisico, psicologico o sociale altamente stressante. Ma cosa si intende per evento altamente stressante? “L’esperienza personale diretta di un evento che causa o può comportare morte o lesioni gravi, o altre minacce all’integrità fisica di un’altra persona, o il venire a conoscenza della morte violenta o inaspettata, di grave danno o minaccia di morte o lesioni subite da un membro della famiglia o da altra persona con cui si è in stretta relazione”.
In questa definizione ci sono molte ‘o’, perché non è possibile definire il trauma in modo unitario: le vittime non sono solo le persone direttamente coinvolte, ma possono anche essere i sopravvissuti, i soccorritori, i familiari, oppure ancora chi avrebbe potuto trovarsi nel luogo critico, ma per cause fortuite non era lì. Occorre anche dire che un’esperienza difficile non è necessariamente traumatica per tutti: uno stesso evento causa in persone diverse reazioni diverse e quello che è pericoloso per qualcuno, può non esserlo per qualcun altro. Allora è possibile dire che non è la gravità in sé di un evento negativo a definirlo come traumatico, ma piuttosto il modo in cui ciascuno di noi lo percepisce, e questo ci consente anche di capire perché una reazione molto violenta si possa verificare anche in seguito ad eventi che fanno naturalmente parte della vita, quali malattie o lutti, nel corso dei quali è la percezione soggettiva che può divenire traumatizzante.
Per comprendere il significato di un evento psicologicamente traumatico occorre pensare che normalmente noi viviamo in uno stato di equilibrio, ...un po’ più un po’ meno, e che le sollecitazioni che provengono dall’esterno ci portano a cercare nuove forme di equilibrio per continuare a stare bene. Per fare ciò usiamo diverse strategie per fronteggiare lo stress che chiamiamo coping e ognuno di noi nel corso della propria vita scopre e stabilisce propri limiti per esprimere e gestire emozioni come la rabbia, la tristezza, la gioia e via dicendo. Un trauma provoca uno squilibrio tanto forte da non consentire nell’immediato il ripristinarsi dell’equilibrio perduto e le nostre strategie, che fino a quel momento erano state efficaci, non funzionano più. Questo disequilibrio emotivo comporta nel tempo modifiche nella propria personalità, che si sostanzia in nuovi modi di percepire sé stessi e di relazionare con gli altri.
Per provare a fare un po’ di chiarezza, possiamo iniziare col distinguere due tipi di trauma: un primo tipo costituito da un evento unico, imprevisto, con un chiaro inizio ed una fine identificabile, un singolo evento traumatico, dunque, come per esempio un incidente, un furto o una calamità naturale; un tipo diverso è invece identificabile con un evento violento a cui una persona viene ripetutamente esposta, una minaccia prevedibile, cronica e sequenziale; una minaccia che malgrado sia prevedibile è inevitabile e questo crea quel senso di impotenza che è un elemento centrale in questo tipo di esperienza traumatica. Pensiamo ad esempio ai maltrattamenti adulto - bambino o adulto – adulto.
Per fare un ulteriore distinguo possiamo dire che esistono esperienze traumatiche dirette ed esperienze traumatiche vicarie che si traducono nell’assistere ad un evento traumatico: pensiamo ad un incidente stradale che, avvenuto davanti ai nostri occhi, ha causato la morte del guidatore o di un passeggero, e pensiamo all’impatto emotivo che ne può derivare se il passeggero è un bambino. Infine c’è l’esperienza traumatica mediata, non immediata, cioè il venire a sapere della morte inaspettata o violenta, di un danno grave o di una minaccia di danno, ad una persona cara.
E c’è ancora un’altra caratteristica interessante che ci aiuta a capire qualcosa di più sulla percezione di un evento come traumatico e sul modo di affrontarlo: esistono alcune situazioni traumatiche che sono condivise con una comunità di appartenenza o con un gruppo, o potenzialmente condivisibili, pensiamo al disastro del Vajont o allo tsunami dell’Oceano Indiano di qualche anno fa. In questo caso tutti i membri della comunità sono coinvolti e mettono in atto dei comportamenti per affrontare l’emergenza, e soprattutto il tipo di evento, nella maggior parte dei casi, non viene evitato nelle discussioni, anzi, se ne può parlare. Lo stesso vale per altri tipi di episodi, come ad esempio un incidente automobilistico: è potenzialmente condivisibile con altri. Esistono invece degli eventi che non hanno la stessa potenzialità, dei quali non si può, non si riesce a parlare: pensiamo all’abuso sessuale, all’immensa difficoltà di chi ne è vittima di parlarne, anche perché, proprio per garantirsi il silenzio, l’abusatore potrebbe mettere in atto comportamenti altrettanto traumatici, come minacce o altre forme di gravi violenze verbali. E proprio pensando a questo, ci rendiamo subito conto di quanto sia importante poter dire per riuscire ad affrontare le situazioni più difficili.
Quello che riguarda il trauma è quindi un discorso articolato e complesso nel quale occorre tenere in considerazione diversi aspetti. Abbiamo riferito della vicinanza al trauma, che ci fa distinguere i rischi di natura distale, che ci riguardano in via indiretta, da quelli di natura prossimale, che ci interessano direttamente. Dagli esempi che abbiamo riportato, è anche emerso un’ulteriore aspetto che possiamo evidenziare chiedendoci: l’evento traumatico è causato dall’uomo o è ‘naturale’? …bella domanda! Pensiamo ancora al disastro del Vajont o ad una esondazione causata dalla pioggia, oppure all’incendio in una fabbrica che… insomma, è uno come noi il ‘colpevole’ della nostra ferita o è il caso, la natura? …bella differenza!
Questi due elementi, associati all’intensità dell’evento e alle caratteristiche soggettive, personali di ciascuno di noi, aumentano la probabilità di sviluppare un disturbo dell’adattamento o il più conosciuto, ma affatto frequente, disturbo post traumatico da stress.
In precedenza abbiamo detto della reazione a un evento traumatico, del disequilibrio emotivo che si viene a creare e della difficoltà di adattarsi (che si potrebbe configurare in un disturbo dell’adattamento), ma ora proviamo a specificare meglio quello che accade. Un trauma porta con sé vissuti di violenza collegati con una mancata protezione o sostegno, conduce ad un senso di impotenza e vulnerabilità e da qui si sviluppano sensazioni di rabbia, paura, senso di inutilità, orrore, vergogna, colpa, che possono spingere la persona nell’isolamento e nell’abbandono.
Ma occorre sottolineare che le reazioni di chi ha vissuto un trauma e prova emozioni molto forti, sono normali poiché legate alla drammaticità dell’evento vissuto. È importante capire e far capire che reazioni che sembrano non normali, in realtà sono congruenti e fisiologiche davanti a un evento traumatico e solo poche persone esperiscono una sofferenza tale da configurarsi come disturbo. È fondamentale non sottovalutare il senso di disperazione e di perdita di speranza che le persone avvertono, ma la nostra risposta, sia dei professionisti che della comunità tutta, deve sottolineare la transitorietà di questi sentimenti.
I problemi sorgono quando l'evento lesivo del nostro equilibrio non può essere integrato nella storia del soggetto. Altre volte invece si scopre la capacità di mantenere un equilibrio stabile, nonostante i possibili ed umani malesseri transitori (la cosiddetta resilienza): la capacità di conservare un certo grado di integrità e salute psicofisica di fronte agli stress e ai traumi, un po’ come la reazione del nostro sistema immunitario quando il corpo combatte e sconfigge un’infezione.
Molte persone, reduci da esperienze orribili o che si sono confrontate con prove estremamente dure della vita, hanno mostrato che il trauma può rappresentare una forza di cambiamento positivo e di crescita personale: è possibile riuscire a trasformare un episodio negativo in uno stimolo al miglioramento attraverso risorse che sembrano svilupparsi proprio in stretta connessione con la riscoperta della capacità di fronteggiare eventi molto difficili.
In alcuni casi, allora, è possibile che un evento traumatico porti a cambiamenti positivi nella consapevolezza di sé e delle proprie risorse interiori; oppure a un cambiamento nella filosofia di vita, una trasformazione degli atteggiamenti nei confronti della vita e della scala dei valori; oppure ancora un arricchimento dei rapporti con le persone care, come se il confronto con esperienze negative potesse far apprezzare maggiormente l’importanza dei rapporti con le persone care e accrescere la capacità di manifestare con fiducia le proprie emozioni e di apprezzare l’aiuto e la vicinanza degli altri. E infine una particolare capacità emotiva che è spesso amplificata dalle esperienze traumatiche è l’empatia: sembra che la sofferenza insegni a comprendere meglio gli altri, sostenendo una capacità che risulta estremamente utile per coltivare rapporti che possono costituire una risorsa fondamentale per il superamento di stati di disagio. Per concludere vogliamo sottolineare fattore estremamente importante per affrontare una situazione traumatica ed integrarla nella propria storia e trovare così il modo di superarla: questo fattore risiede nella possibilità di dire e condividere ciò che è accaduto.
Dott.ssa Lupi Cinzia Ausilia - psicologa
Dott.ssa Minervini Silvia - psicologa