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CONVEGNO
“COMPRENDERE GLI ADOLESCENTI:
Come affrontare al meglio le principali problematiche adolescenziali”



Scuola Media Statale “Ennio Visca” - Nettuno (Roma) 23-27 aprile 2009
La dimensione relazionale in adolescenza Dr.ssa Silvia Vitali


L’intervento si è concentrato sulla considerazione di che cos’è l’adolescenza e la definizione di essa come una fase del ciclo di vita in cui l’individuo acquisisce le competenze e i requisiti per assumere le responsabilità di adulto.
E’ una fase legata all’acquisizione di una identità adulta, alla sperimentazione di un ruolo sessuale, all’acquisizione di conoscenze e ad apprendimenti disciplinari importanti per il futuro professionale.

I compiti principali dell’adolescenza si configurano essere:
* la conquista della propria indipendenza psicologica
* l’ integrazione sociale, cioè la ricerca del senso di appartenenza a un gruppo.
* la ricerca di una propria identità: l’abbandono del concetto di sé costruito sull’immagine dei genitori.

In questo periodo così particolare, infatti, nella dimensione relazionale diventano prioritari il ruolo della scuola, il ruolo del gruppo dei pari e quello della famiglia: tre assi che abbiamo analizzato, vedendo come permettano all’adolescente di instaurare nuove relazioni con i coetanei di entrambi i sessi, di acquisire un ruolo sociale femminile o maschile, di accettare il proprio corpo e usarlo in modo efficace, di acquisire indipendenza emotiva dai genitori e da altri adulti, di prepararsi per un’occupazione o una professione e di acquisire una sistema di valori e una coscienza etica. Nelle forme di disagio la scuola molte volte non sa come agire perché non ha una rappresentazione del proprio compito in cui collocare i conflitti evolutivi. Il fallimento scolastico diventa allora un campanello di allarme, richiesta di aiuto, sintomo di uno stato di disagio non solo dovuto a fattori esterni ma per un difficile rapporto dell’adolescente con se stesso e con gli altri. Di conseguenza gli insegnanti assumono un ruolo molto importante nel processo di individuazione dell’adolescente e nella sua formazione di una personalità adulta.


La costruzione dell’identità in adolescenza
Dr.ssa Simona Baiocco

L’intervento si è concentrato sull’adolescenza come crisi evolutiva nella costruzione dell’identità e sul significato dei comportamenti a rischio nella fase dell’individuazione. L’adolescenza è una delle età in cui maggiormente viene affrontato il tema della differenziazione e definizione della propria identità. L’adolescente cerca di acquisire un senso di identità che sia stabile ed integrato, rispetto ad uno precedente più diffuso; inizia a prendere consapevolezza dei tratti della propria individualità, delle proprie preferenze, dei propri obiettivi e desideri, delle proprie potenzialità, ma anche dei propri limiti.
L'adolescente soffre di una certa “confusione di identità” data dalla coesistenza di due tendenze opposte: una che spinge verso un mondo adulto, complesso, in buona parte sconosciuto e per alcuni versi inquietante e l'altra dominata dalla riluttanza a lasciare un mondo sicuro, garantito, tipico dell'infanzia; la risoluzione di questa crisi evolutiva permette all’adolescente di attuare il passaggio all’età adulta. Nell’adolescenza l’adozione di comportamenti irregolari e il desiderio di rischiare assolve all’esigenza di sfida e al bisogno di mettersi alla prova per conoscere e sperimentare le proprie potenzialità ed i propri limiti e per riflettere su se stessi.
Ponendo una linea di confine tra rischio “normale” e rischio “patologico”, sono state esposte le ragioni del diverso atteggiamento dei giovani verso i rischi.

La percezione del rischio in adolescenza: come educare alla sicurezza stradale
Dr. Daniele Sandri Boriani

Nell'intervento è stato premesso che per fare della buona prevenzione non è sufficiente dare informazioni, ma soprattutto incidere su molteplici livelli di significato, tra cui quello emotivo e quello sociale, che un messaggio possiede.
La percezione del rischio è funzionale alla crescita dell'adolescente, sia al fine di sperimentarsi alla luce delle nuove capacità acquisite con la crescita, sia per orientare la propria autonomia nella direzione della separazione dalla famiglia e della individuazione psichica. Se la percezione del rischio è confusa con una cattiva percezione dei pericoli, o se l'adolescente non è in grado di filtrare adeguatamente gli stimoli provenienti dal contesto, è possibile che si verifichino eventi profondamente nocivi anche per l'incolumità fisica.
Ne è un buon esempio il comportamento alla guida, sia per la sua valenza simbolica, sia per il rinforzo costante esercitato dai media e dai valori dominanti. La guida sicura, tra l'altro, può essere, un buon pre-testo per attuare interventi di prevenzione primaria anche su altri temi sensibili, come l'assunzione di stupefacenti e l'abuso di alcool.
La percezione del rischio è influenzata anche da altri due fattori: il bisogno di trasgressione, proprio di quest'età, e la pressione del gruppo dei pari. Anche qui, se la trasgressione è confusa con un 'pericolo reale', e se il gruppo ha connotazioni patologiche (ad es. tendenze antisociali) è maggiormente probabile un'alterazione della percezione del rischio con le relative conseguenze sul piano comportamentale.

Adolescenti e adulti: un dialogo tra sordi?
Dr.ssa Baiocco Simona

L’intervento si è concentrato sulla diversità dei bisogni dell’adolescente rispetto ai bisogni dell’età adulta e sulle diverse modalità di relazione e comunicazione adolescente-adulto. Ad ogni stadio dello sviluppo corrispondono dei bisogni specifici: i bisogni primari ed i bisogni di sicurezza sono tipici dell’infanzia; i bisogni sociali sono tipici dell’adolescenza; i bisogni di stima e i bisogni di autorealizzazione sono tipici dell’età adulta.
Un bisogno di ordine superiore si rende disponibile e presente alla coscienza individuale solo dopo che sono stati adeguatamente soddisfatti e superati i bisogni di ordine inferiore. Nelle interazioni adulto-adolescente, l’adolescente non può prendere contatto con i bisogni dell’adulto in quanto di ordine superiore ai propri e quindi non ancora soddisfatti; per far sì che la comunicazione sia efficace, deve essere l’adulto a prendere contatto con i bisogni dell’adolescente in quanto di ordine inferiore ai propri e, quindi, già soddisfatti. Mettendo a confronto i diversi stili educativi, sono state evidenziate le dinamiche legate alle diverse modalità di interazione dell’adulto con i bisogni dell’adolescente e sono state descritte alcune tecniche di comunicazione efficace con l’adolescente.

Identità e insicurezza. I disturbi del comportamento alimentare
Dr. Marino Francesco

Nell’intervento sono stati dati degli spunti di riflessione sulle difficoltà che gli adolescenti possono incontrare durante questo complesso stadio di sviluppo del “ciclo di vita”. Oltre alle problematiche “fisiologiche” legate all’età è stato fatto cenno anche agli specifici fattori che possono rallentare o bloccare il normale sviluppo psico affettivo. Ci si è soffermati in particolare sugli aspetti collegati ad una fragilità personale (come ad esempio carenti livelli nell'autostima), a disturbi relazionali nel contesto della famiglia e/o degli altri ambiti relazionali di riferimento. Questi fattori problematici in genere esistono prima dell'esordio sintomatico.
Uno degli compiti di sviluppo principali in questo periodo è il superamento positivo del cosiddetto 'secondo processo di separazione/ individuazione' dalla famiglia di origine, per iniziare un nuovo percorso di autonomia personale, sia nell'ambito della realizzazione professionale, che nella soddisfazione della vita affettiva.
Se nel ragazzo è stato compromesso il grado di maturità cognitiva, cioè se l'adolescente non è riuscito ad entrare a pieno titolo nello stadio dello sviluppo “formale” (J.Piaget), si osserva il persistere di processi di pensiero ancorati allo stadio “concreto”; di conseguenza le rappresentazioni del Sé e della realtà non consentiranno un'adeguata regolazione emotiva (e quindi la mentalizzazione degli affetti) fondamentale per l'adattamento. E' pertanto possibile, in questi casi, che insorgano anche dei disturbi nella sfera alimentare.
Sono state presentate le caratteristiche nosografiche di questa patologia, l'tà di insorgenza, l' epidemiologia nella popolazione generale. Successivamente si è parlato dei sintomi relativi ai diversi quadri clinici: anoressia, bulimia, disturbi di alimentazione incontrollata.
Si è evidenziato che queste sindromi non riguardano prioritariamente l’appetito, come si potrebbe pensare in base al senso comune, ma interessano soprattutto il livello psichico.

Tatuaggi e piercing.
La manipolazione del corpo in adolescenza Dr. Marino Francesco

Quanto si è visto per i disturbi alimentari, che quando non sono una forma di ribellione rispetto ai conflitti vissuti all’interno della famiglia possono essere delle forme di conformismo ai valori del gruppo o della intera società dell’opulenza o dell’immagine, vale anche per i tatuaggi ed i piercing.
Abbiamo visto che una consistente perdita di peso nell’anoressia in qualche modo è legata ad una difficoltà ad accettare una vita sessuale adulta, ed in modo specifico le responsabilità che la vita adulta evoca. Ciò può provocare un esagerato controllo sul proprio corpo, il quale dà più soddisfazione e forza, se paragonata ad una sfera relazionale difficilmente gestibile.
Sono stati forniti, oltre all’analisi descrittiva dei sintomi, anche accenni sugli aspetti esplicativi e dinamici della psicopatologia, presentando per sommi capi, tra le principali teorie sull’argomento, quelle più conosciute ed accreditate.
Si è parlato infine delle regole di comportamento per la prevenzione, da attuare da parte di chi ha la responsabilità o vive vicino a questi adolescenti. Tra questi si raccomanda: l'incentivazione della stima di sé, una maggiore flessibilità delle regole familiari, un aumento della capacità di espressione dei propri sentimenti, il decentramento dall’apparenza fisica verso una visione più consapevole della propria interiorità, il miglioramento del contatto con i propri sentimenti.

Il mondo dell’adolescente in cambiamento: le depressione adolescenziale
Dr. Daniel Rabinowicz

Innanzi tutto abbiamo illustrato i due termini presenti nel titolo:
* Adolescenza: è un momento di mutazione, di crisi, di rottura di un equilibrio. Tutto ciò rende il giovane fragile, visto che deve “morire” all’infanzia ed alle tipiche modalità relazionali di questo periodo della vita. L'adolescenza però è anche una 'nascita', un accesso alle sperimentazioni ed alla capacità di decidere. E' apartire da questo momento che ci si inizia a porre la domanda: che tipo di uomo o di donna sarò?
* Depressione: qui bisogna chiaramente distinguere tra depressione normale, sintomo frequente quando si affronta un periodo di cambiamento, e depressione patologica, cioè il segnale che qualche cosa non va, si sta incistando.

L’intervento ha in seguito illustrato alcuni comportamenti paradossali, attraverso i quali l'adolescente può esprimere la depressione, che frequentemente accompagna le situazioni di disagio che si possono attraversare in questa particolare fase dello sviluppo: violenza verso se stessi, auto-lesionista, o violenza rivolta verso gli altri, che si manifesta attraverso un comportamento che disturba ed atteggiamenti arroganti.
In seguito si è parlato di come gli adulti, insegnanti e genitori, possono aiutare gli adolescenti a superare questo momento delicato. In particolare si è parlato dell’importanza delle regole e dei limiti, la cui assenza provoca inesorabilmente ansia e angoscia.
Infine si è accennato a cosa è più utile fare quando le cose non vanno bene, quando cioè la crisi smette di essere la normale espressione di un processo evolutivo e diventa la manifestazione di un trauma, e come tale necessita un aiuto specialistico.