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I maltrattamenti nell'infanzia
e nell’adolescenza


A cura della Dr.ssa Silvia Vitali

Si possono distinguere tre tipi di sofferenze dei bambini e dei ragazzi.

1) la prima è una sofferenza indispensabile: per crescere bisogna che i bambini imparino ad affrontare e a superare le difficoltà legate all’adattamento alla vita e alla realtà: il bambino deve imparare che la mamma non può sempre stare con lui, che non si può volere ed ottenere tutto, che le regole sono necessarie. Per avere la forza di imparare tutto questo il bambino ha bisogno di tanto amore, di tanta pazienza e di tanta coerenza da parte dei genitori.

2) Il secondo tipo di sofferenza non è indispensabile, ma talvolta purtroppo è inevitabile. Quando capita una disgrazia o un lutto in famiglia, quando arriva una brutta malattia del bambino o di un familiare, quando i genitori si separano o più semplicemente quando le attenzioni dei genitori un po’ si riducono, non si può purtroppo evitare un dolore al bambino. Quel che si può fare è non lasciarlo solo, aiutarlo a parlare, a sfogarsi, ad esprimere i suoi sentimenti di paura, di incertezza, di protesta, di rabbia.

3) La sofferenza del terzo tipo può e deve essere evitata al bambino se si vuole che cresca sano e sereno. Questo dolore è causato dall’ignoranza, dall’indifferenza, dall’incapacità dell’adulto di ascoltare, di capire, di essere attento e vicino nei confronti del bambino; è causato inoltre dalla trascuratezza, dalla violenza psicologica e fisica dell’adulto nei confronti del bambino.

Quando si tratta il tema del maltrattamento ai minori si affronta un tema molto delicato, certamente non nuovo ma di cui solo negli ultimi anni si sta prendendo coscienza della sua vastità e gravità.

Nel 1963 il pediatra inglese Kempe, in un suo articolo dal titolo “La sindrome del bambino percosso (Battered Child Syndrome)” pone le basi per un approccio scientifico al fenomeno del maltrattamento: egli indica un vasto quadro del maltrattamento comprendente varie modalità di abuso non soltanto fisico.

Questa formulazione di Kempe è sostanzialmente tuttora utilizzata ed è quella che qui consideriamo.

Il IV Colloquio Criminologico di Strasburgo del Consiglio di Europa (1981) definisce la violenza ai danni dell’infanzia come "quell'insieme di atti e carenze che turbano
gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo,intellettivo e morale, le cui manifestazioni sono: la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino",

Le forme di maltrattamento infantile si differenziano in:

  1. Maltrattamento fisico

  2. Maltrattamento Psicologico

  3. Patologia delle cure: incuria, discuria, ipercuria (sindrome di munchausen).

  4. Abuso sessuale: intrafamiliare, extrafamiliare.

  5. Violenza assistita (essere costretti ad assistere a scene di violenza)

 

I fattori di rischio delle varie tipologie di abuso sono possono differenziarsi in quanto appartenenti: al nucleo familiare, al genitore stesso, al bambino, al contesto socio culturale.

Tuttavia qualunque segnale proveniente dal bambino o dalla famiglia se considerato da solo, isolato da una valutazione globale del minore, non è sufficiente a determinare con certezza l’ipotesi di maltrattamento o abuso.

Si ha Maltrattamento Fisico quando i genitori o le persone legalmente responsabili del bambino, eseguono o permettono che si eseguano lesioni fisiche o mettono il bambino in condizioni di rischiare lesioni fisiche.

Il maltrattamento fisico è il più manifesto, benché non sia il più frequente o il più dannoso.

I maltrattamenti più gravi riguardano minori sotto i 3 anni, poiché a quell’età i sintomi fisici evidenti sul figlio possono essere più facilmente coperti dal genitori, ad esempio attribuendoli alla vivacità del bambino.

Si parla di Maltrattamento Psicologico quando ci si trova di fronte a ripetuti atteggiamenti di svalutazione, disprezzo, ostilità, rifiuto, critica ripetuta dell’aspetto, del comportamento o dell’essere del minore.

Manca nei genitori uno spazio fantasmatico, affettivo per il figlio, che si costituisce solitamente durante la gravidanza e si consolida nell’accudimento dei primi anni di vita.

E’ la forma di maltrattamento più frequente ma anche di più difficile rilevamento e più devastante, soprattutto perché ha inizio spesso prima del parto, si effettua per un tempo molto prolungato, ed è esercitata in modo per lo più indiretto.

Nell’ambito della patologia delle cure si parla di:

  • Discuria: cure inappropriate ai bisogni del bambino, grossolana iperprotezione con limitazione dell’autonomia di un bambino già in possesso di adeguate competenze.

Il bambino non presenta problemi ma i genitori gli impongono ritmi di acquisizione precoce delle tappe evolutive. Il loro figlio deve essere il più bravo in qualsiasi attività intrapresa.

  • Incuria: cure carenti insufficienti ai bisogni del bambino e al suo momento evolutivo, intendendo per bisogni le sue necessità materiali e quelle psico- affettive.

(carie dentali non curate, scarsa igiene abituale, vestiti inadeguati per stagione, sesso ed età, denutrizione o ipernutrizione, dermatiti recidivanti, non viene portato alla scuola materna, ecc)

  • Ipercuria: (sindrome di munchausen) produzione o simulazione di segni o sintomi fisici o psichici in un’altra persona che è affidata alle cure del soggetto.

E’ la forma di abuso più grave, poiché è un grave disturbo di personalità di un adulto che simula volontariamente e compulsivamente malattie fisiche. Quasi sempre la madre proietta sul figlio la propria patologia delirante, attribuendogli malattie che non trovano mai guarigione, causa di indagini, spesso anche cruente.

S’intende per abuso sessuale il coinvolgimento in attività sessuali di soggetti immaturi e dipendenti a cui manca la consapevolezza delle proprie azioni, nonché la possibilità di scegliere.

Si possono distinguere forme di abuso intrafamiliare, extrafamiliare e sfruttamento sessuale.

Le conseguenze breve e a lungo termine di un abuso sessuale dipendono da variabili riguardanti: il bambino (età. sesso, stadio evolutivo, grado di vulnerabilità del bambino, intensità della sua risposta affettiva nei confronti dell’abusante), le caratteristiche dell’abuso (gravità, natura sessuale, grado di coercizione e violenza, grado di parentela), la famiglia (atteggiamento del genitore non abusante e della famiglia, strategie adottate dall’abusante, ingiunzione del segreto-silenzio), l’ambiente sociale allargato (le reazioni e il sostegno dell’ambiente, interventi terapeutici, tempestività dei provvedimenti giudiziarie a tutela del minore, l’adozione di metodologie di valutazione dell’abuso da parte degli esperti rispettose del bambino).

Le conseguenze di un abuso sessuale possono essere devastanti, compromettere la futura personalità del minore o dell’adolescente che, nei casi più gravi, come nell’abuso intrafamiliare, può giungere da adulto a comportarsi come l’abusante sia verso i propri figli, che verso altri bambini, arrivando alla pedofilia.

Bibliografia:

dagli scritti del Centro Studi Hansel e Gretel;

Gli indicatori sono tratti da vari studi e pubblicazioni, in particolare da: Cirillo, Cipolloni (a cura di), L’assistente sociale ruba i bambini ?, Milano, Cortina, 1994;

“Maltrattamento all’infanzia” A. Campanili, La Nuova Italia Scientifica, 1993, Roma;

“L’abuso sessuale sui minori” Claudio Foti e Cristina Roccia, Ed. Unicopli, 1994.

Dr.ssa Silvia Vitali