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Tecnologia nell’handicap e tecnologia per l’handicap

In Italia le persone con handicap sono 2.615.000, pari al 5 per cento circa della popolazione di età superiore a 6 anni.
Spesso il termine handicap viene utilizzato per definire un deficit; in reltà i termini non si equivalgono. Il deficit è la caratteristica mancante, mentre gli handicap sono gli ostacoli che chi è affetto da deficit può incontrare e che possono derivare da una assenza di ausili (sia umani sia tecnologici) o dalla mancanza di educazione a servirsi di tali ausili.
In base alla nuova Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF), in vigore dal 2001 come “standard di valutazione e classificazione di salute e disabilità”, la disabilità viene intesa come la conseguenza di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo, i fattori personali che incidono sul suo sviluppo e i fattori ambientali in cui vive. Ogni individuo, date le proprie condizioni di salute, può trovarsi in un ambiente con caratteristiche che possono limitare o restringere le sue capacità funzionali e di partecipazione sociale.
L'idea, il concetto di handicap sottolinea la dimensione sociale, l'inadeguatezza della persona menomata di fronte alle aspettative, alle richieste che l'ambiente circostante pone nei suoi confronti.
La persona diventa handicappata anche perché l'ambiente non le va incontro.
L’ICF promuove un metodo di misurazione della salute, delle capacità e delle difficoltà nella realizzazione di attività, che permette di individuare gli ostacoli da rimuovere o gli interventi da effettuare, affinché la persona con disabilità possa raggiungere il massimo della propria auto-realizzazione.
Gli ausili da poter utilizzare, quindi, non riducono certamente il deficit, ma creano la possibilità di ridurre l’handicap; per farlo, ovviamente, dovranno essere specificamente mirati a dei bisogni particolari.
L’utilizzo della tecnologia nell’handicap non serve semplicemente a ridurre l’handicap che deriva dal deficit. La percezione che un portatore di handicap ha di se stesso, del suo corpo e della sua mente, è mediata dalle relazioni che ha e dal modo in cui il suo essere si integra con quello degli altri.
La tecnologia, permettendo al portatore di handicap di avvicinarsi ai ritmi degli altri, diventa di fondamentale importanza nella riduzione dell’handicap sociale, funzionando, quindi, come vero e proprio ausilio nel processo di integrazione.
Oggi a migliaia di persone svantaggiate la tecnologia fornisce prodotti sempre più sofisticati ed efficienti, rappresentando un alleato indispensabile per l'integrazione e la realizzazione delle persone con disabilità.
Per questo motivo, dopo la scelta e l'acquisizione degli ausili tecnologici, è importante prevedere un’educazione all’utilizzo dell’ausilio tecnologico.L’apprendimento di un software o di uno prodotto informatico è una fase delicata: un approccio scorretto o approssimativo, infatti, non permetterebbe di acquisire sufficiente padronanza dell'ausilio e potrebbe provocarne il rifiuto o annullarne l'efficacia. Dopo un periodo iniziale di utilizzo, si deve procedere alla verifica del corretto uso dello strumento, che andrebbe ripetuta sistematicamente a intervalli regolari.
Negli ultimi venti anni, grazie a un'attività continua di sperimentazione e ricerca nel campo dell'informatica e delle telecomunicazioni, sono stati raggiunti ottimi risultati per risolvere alcuni dei problemi che i portatori di handicap affrontano quotidianamente, specifici per ogni tipo di disabilità.
Le persone che hanno problemi motori, soprattutto agli arti superiori, necessitano di aiuti che facilitino l’uso del computer: tasti azionabili da un solo dito, oppure pulsanti manovrabili con una leva applicata a un casco, se i movimenti sono totalmente bloccati.
Per consentire alle persone non vedenti di accedere ai contenuti di tipo visivo è necessario che questi siano interpretati in una forma alternativa: sonora o tattile.
Le persone con ridotta capacità visiva hanno bisogno di computer che possano ingrandire le parole e variare i colori. Gli ipovedenti non necessitano di periferiche particolari, tranne un monitor di grandi dimensioni, ma devono adattare la propria postazione di lavoro: impostare una definizione dello schermo molto bassa (per esempio 640x480), scegliere una combinazione di desktop con caratteri grandi e colori ben marcati, usare dei puntatori del mouse più grandi del normale e possibilmente colorati.
Chi è nato senza udito o lo ha successivamente perso in modo totale incontra numerosi problemi nell'imparare a parlare o nel regolare i suoni, poiché non ha la possibilità di ascoltarsi quando parla. Il computer si è rivelato particolarmente efficace per la riabilitazione di queste persone. Esistono diversi tipi di software, tra cui software per apprendere la composizione di frasi elementari in modo interattivo, con il supporto delle immagini.
Le disabilità cognitive comprendono una grande varietà di problemi: deficit di linguaggio primari o secondari, deficit cognitivi primari o conseguenti a patologie neurologiche o genetiche, disturbi specifici di apprendimento. Tra i vari strumenti di ausilio, le tastiere speciali semplificate possono aiutare il disabile cognitivo a orientarsi durante la digitazione, grazie ai tasti differenziati che utilizzano i colori evidenziando le funzioni svolte.
Con le realizzazioni tecnologiche che l'elettronica e l'informatica possono consentire é diventato possibile costruire apparecchi di straordinaria efficacia che consentono di supplire alle riduzione o dell'assenza di  una specifica funzione fisica, percettiva o mentale, rendendo possibile la comunicazione, l'integrazione scolastica la capacità lavorativa e l'autonomia della persona disabile.