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VIVERE NEL VUOTO, OLTRE IL LIMITE
Autore: Associazione Intarsi e Istituto Reich

L’aggressione contro l’uomo di nazionalità indiana avvenuta a Nettuno è stato un fatto gravissimo di rilevanza nazionale per la crudeltà mostrata contro un essere umano. Crudeltà che non può non toccare le nostre coscienze e portare ad interrogarci su che tipo di società civile permei la nostra cittadina.

Un atto così mostruoso non può essere liquidato con poche e superficiali parole che appaiono ancora più stridenti dinnanzi alla drammaticità dell’evento e che doppiamente insultano Navtej Singh, la vittima di questa vile aggressione.

Come professionisti radicati nel territorio ci interroghiamo dove era nascosto questo seme della violenza e dove risiedono le ragioni di queste azioni così vili.

Come un po’ tutti stanno facendo in questi giorni in modo diverso, genitori, insegnanti, politici, anche noi psicologi ci sentiamo in dovere di mettere a servizio le nostre conoscenze e competenze per comprendere un fenomeno che ci ha toccato e scioccato profondamente.

Come Istituto Reich e Intarsi.org abbiamo sentito l’esigenza di incontrarci per riflettere insieme sui significati di questo gesto, con la consapevolezza di non possedere la risposta certa a queste domande.

Siamo convinti che avvicinare un evento da diverse prospettive possa portare ad una migliore comprensione, utile anche a sostenere le agenzie preposte nella realizzazione di progetti di prevenzione.

Nell’adolescenza è insita la sfida alle regole e all’autorità. In una società con regole ambigue e confini labili, senza una progettualità, in una società che non sembra più riuscire ad assolvere ad una funzione di affiancamento e di riferimento nell’evoluzione dell’adolescente, risulta difficile anche contrapporsi. Immaginiamo che solo una società basata su un sistema di valori che si riappropri della propria responsabilità, che attivi una propria funzione paterna autorevole e non autoritaria, possa accettare e consentire la sfida degli adolescenti senza la paura di essere travolta dalla loro rabbia.

La stessa funzione paterna, all’interno della famiglia, consente al figlio di separarsi e di individuarsi senza rischiare ogni volta di danneggiare profondamente se stesso e gli altri.

Se non ci sono confini tra il bene e il male, tra annoiarsi e divertirsi si può arrivare a spezzare la propria e altrui vita per sentirsi vivi: il labile confine tra vivere e morire.

In questo mondo gli adolescenti vivono in un caos emozionale, questo caos nasconde sia un vuoto affettivo, sia la paura di contattare emozioni profonde e dolorose, ma anche di piacere intenso.

Ogni emozione ha dignità di esistere e di esprimersi, anche la rabbia. Occorre solamente trovare i modi e i “luoghi” funzionali alla loro espressione.

E’ possibile, se sostenuti, attraversare il vuoto senza rimanerne prigionieri, è possibile percepire un piacere profondo senza farlo diventare pericolosa sovraeccitazione.

Ciò che ci consente di trasformare il vuoto in una pienezza dell’essere sono proprio le cose semplici e vere, come ad esempio il sentirsi accolti e amati, saper stabilire delle relazioni affettive significative, saper definire ed esprimere a sé e agli altri le proprie emozioni, essere consapevoli del piacere nel momento in cui lo viviamo.

Questi strumenti dovrebbero essere insiti nelle funzioni genitoriali, e a loro andrebbe dato il primo sostegno, ma anche le istituzioni che hanno funzioni sociali come la scuola e gli enti locali possono creare occasioni per sviluppare ed esprimere questa semplicità sconosciuta ai nostri adolescenti complessi e complicati, che non chiedono altro di essere visti e non “comprati” con le tante cose con cui riempiamo i loro e i nostri vuoti.

I ragazzi non sono più abituati a comunicare con noi adulti. Adulti che corrono continuamente, corrono per fare ed avere tante cose. Proviamo qualche volta, come genitori, a spegnere la televisione, il cellulare, il pc, e proviamo a comunicare con i nostri figli. Come insegnati, politici, operatori, proviamo a trovare un modo creativo di stare con i giovani e comunicare con loro, a volte basta iniziare, non è così difficile.

Simona Baiocco, Daniele Sandri Boriani, Fabio Carbonari, Cinzia Ausila Lupi, Francesco Marino, Daniel Rabinowicz, Silvia Vitali, Francesca Zoppi.